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Il Decadentismo

Dagli studenti, per gli studenti

Il Decadentismo

27/05/2018 ARCHIVIO PIÙ DI 60 0

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IL DECADENTISMO

Non esiste una datazione precisa per il Decadentismo, si inserisce nel dibattito letterario ed ideologico tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Si tratta di una corrente letteraria e artistica, ma soprattutto di pensiero (è comunque possibile imbattersi in autori che non si identificano unicamente nel Decadentismo) Gli scrittori decadenti si presentano come inseriti nella società borghese. Tuttavia si distaccano dal positivismo e dalla fede nella ragione e nel progresso.

  • In un certo senso portano all’esasperazione il percorso romantico, ma superando l’idea del sentimento e concentrandosi sull’inconscio e subconscio.
  • Nasce in Francia con Paul Verlaine e poi si diffonde in Italia
  • Il termine “decadentismo” nasce in senso dispregiativo da parte dei Naturalisti.
  • Il nuovo protagonista è l’inetto (il contrario dell’homo faber)
  • Si afferma con il Decadentismo il romanzo psicologico, in cui l’io diventa protagonista, ma in tutta la sua inattendibilità e la sua irrazionalità.

In antitesi rispetto al Positivismo e al Naturalismo, si fonda su ciò che sfugge alla ragione, sui misteri da cogliere, su una realtà nascosta. Riflette la crisi esistenziale di questo periodo storico, una crisi delle certezze (dovuta agli studi, per esempio, di Freud e di Einstein, che sono per altro il risultato del Positivismo).

Il Decadentismo si fonda su un esasperato individualismo, una visione pessimistica del mondo e della vita umana e la polemica contro il Positivismo rispetto al rapporto “io-mondo”. Una grande novità è dovuta proprio all’influenza della psicoanalisi, con l’introduzione dell’inconscio e del subconscio.

Temi principali:

  1. la malattia (legata alla nevrosi, parola chiave freudiana). Si tratta però di una malattia che è occasione di conoscenza. Si ribalta quindi la prospettiva: e se fosse il malato ad avere ragione?
  2. la sensualità torbida, passione irrazionale, l’idea della femme fatale, dell’attrazione irrefrenabile;
  3. la stanchezza, il languore, il culto della bellezza;
  4. lo stato d’animo del poeta decadente (introdotto di fatto da Baudelaire) l’idea dello spleen, taedium vitae: tristezza, disperazione, angoscia esistenziale; senso di vuoto e del nulla. A questo si aggiunge un desiderio di autodistruzione, che si traduce in scelte di vita quasi estreme (ex. l’uso di alcool e droghe).

Il Decadentismo si può suddividere in due momenti fondamentali:

  1. Tra il 1880 e il 1910 circa: poesia del Simbolismo (Pascoli, Baudelaire, Verlaine, etc.) e dell’Estetismo (D’Annunzio, Huysmans, Wilde).

Il Simbolismo si propone di trasformare radicalmente il linguaggio poetico per raggiungere zone nascoste della vita umana. In quest’ottica l’unico strumento di svelamento della realtà è la poesia. La poetica simbolista si fonda sul valore della parola, che rinvia ad una realtà più profonda: il linguaggio evoca, non descrive.

Figure retoriche come l’analogia e la sinestesia sono valorizzate perché prive di connessioni logiche.

L’Estetismo si basa invece sul culto della sensazione, abbandonando il concetto di “giusto” o di “sbagliato”. Quest’idea implica il primato degli istinti e dell’inconscio. Nasce la tendenza all’arte per l’arte, i poeti rinunciano ad un ruolo divulgativo.

2. Tra il 1910 e il 1925 circa: romanzi psicologici (Pirandello, Svevo, Proust, Mann, Joyce, Kafka, Musil, etc.)

Tanto Pirandello quanto Svevo prediligono la prosa. Sono entrambi degli innovatori, in quanto sperimentano nuove soluzioni per il romanzo. Entrambi raccontano le disavventure dei personaggi sconfitti dalla vita. Per Svevo si tratta di inetti (come Zeno); Per Pirandello sono invece privi di identità (come Mattia Pascal).  Entrambi focalizzano l’attenzione sull’analisi psicologica.

 

 

 

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