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La Tragedia nell’Antica Grecia

Dagli studenti, per gli studenti

La Tragedia nell’Antica Grecia

01/10/2018 ARCHIVIO PIÙ DI 60 0

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Contesto storico

Il V secolo a.C. è considerato l’età classica della Grecia. Esso vide l’affermarsi della democrazia ad Atene, che divenne il polo culturale del mondo greco. Inoltre esso fu caratterizzato da numerose guerre, che condussero Atene ad una rapida decadenza.

A seguito della crisi di Mileto, il re persiano Dario organizzò una spedizione contro le città greche accorse in aiuto di Mileto dopo che questa fu assediata dai persiani. Ciò fece scoppiare la cosiddetta prima guerra persiana (490 a.C.), in cui i persiani vennero sconfitti nella celebre battaglia di Maratona. Dieci anni dopo Serse, il figlio di Dario, organizzò un nuovo assedio contro i Greci che, dopo un fallimentare tentativo di difesa alle Termopili, distrusse la flotta persiana a Salamina. Allo stesso tempo, le città siciliane sconfissero i Cartaginesi ad Imera.

Le città ioniche, spaventate dalla prospettiva di nuove guerre, costituirono una lega insieme ad Atene, che stava a capo di questa e alla quale gli alleati versavano tributi per poter contribuire alla difesa comune. Questi tributi venivano inizialmente depositati a Delo, perciò l’alleanza prese il nome di lega delio-attica.

Ad Atene Temistocle convinse i cittadini a costruire le cosiddette lunghe mura che collegavano il Pireo all’acropoli e a munire il porto di una arsenale navale per potersi difendere da un ipotetico scontro contro Sparta.

Al contempo ad Atene iniziarono ad emergere due diverse fazioni politiche: i democratici, che favorivano un governo demagogico nonché fautori di politiche guerresche contro Sparta ed espansionistiche a sfavore della Persia, e i moderati o conservatori radicali, di cui facevano principalmente parte gli aristocratici. Basti pensare all’Antigone di Sofocle per comprendere la sua posizione politica: ella è una principessa che è contro una legge che prevede che gli oppositori non vengano sepolti, in quanto ritiene che i valori della famiglia e la tradizione siano più importanti delle leggi. Così, decide di seppellire comunque il fratello, oppositore politico, andando contro la legge. Se inizialmente prevalsero i moderati, in seguito si affermarono i democratici.

Cominciò dunque l’ascesa di Pericle, che per 30 anni riuscì a farsi eleggere come stratega (al tempo Atene era governata dal collegio degli strateghi, dalla Bulé e da poche magistrature minori) e a restare dunque al potere. Pericle permise al demos di partecipare alla vita politica della polis, garantendo loro un compenso. Inoltre, durante l’età di Pericle venne dato un nuovo aspetto alla città di Atene: l’Acropoli fu ricostruita e venne progettato il Partenone.

Le tendenze imperialistiche di Atene, le spese per il rifacimento della città e i compensi per le cariche pubbliche dovevano però pur essere finanziati: si decise di attingere ai tributi versati dalle città alleate. Così facendo veniva da un lato rafforzato il favore del demos e, di conseguenza, sostenuta la democrazia, e dall’altro la lega diventava impero di fatto. Le “alleate” iniziarono così ad allearsi con Sparta, che fino alla seconda guerra persiana era stata il baluardo militare della Grecia.

A tal punto lo scontro era inevitabile: nel 431 a.C. scoppiò la guerra del Peloponneso, che si protrasse per più di 25 anni. Sparta aveva l’egemonia militare terrestre, mentre Atene, che puntava ad una guerra di logoramento, aveva quella navale. Dopo un anno di battaglie scoppiò però un’epidemia di peste, in cui moltissimi morirono, tra cui Pericle stesso.

La situazione degenerò e Atene venne non solo sconfitta in Sicilia, dove si recò sotto consiglio di Alcibiade per aiutare Segesta a battere i siracusani, ma anche, e soprattutto, a Egospotami (405 a.C.), dove Sparta affermò la sua supremazia. A seguito della sconfitta, gli Ateniesi furono costretti ad abbattere le lunghe mura, ad abolire la democrazia e a limitare il potere militare navale.

Il problema delle origini

Secondo quanto scritto da Aristotele nella “Poetica”, la tragedia nasce από των εξαπχόντωυ τόν διθύραμβον, ossia “da chi intonava il ditirambo”. Analizziamo questa affermazione:

  • “colui che intona” fa riferimento al canto;
  • “il ditirambo” fa riferimento al legame del teatro con Dioniso.

La tragedia nasce quando si esce dal coro e si dialoga con esso. Il dialogo è un riflesso della società del momento, basata sulla democrazia, sul gruppo, sull’Assemblea (la Bulé).

Aristotele afferma anche che la tragedia sia nata in ambiente dorico piuttosto che ionico, sulla base di una testimonianza di Erodoto. Sembra anche che venisse denominata “canto del capro”, probabilmente perché veniva compiuto un sacrificio prima della cerimonia, e si tratta di un animale legato a Dioniso.

Il problema delle origini della tragedia greca, e della tragedia in generale, viene poi ripreso anche dalla filosofia contemporanea, in particolare da Freud e Nietzsche, che ricercavano in essa una sorta di equilibrio.

In ogni caso, la tragedia viene definita da Aristotele “imitazione”, quindi essa si riferisce, o meglio, è espressione della realtà. Egli affermò che l’azione dovesse essere elevata, conclusa e dotata di grandezza. Altri elementi fondamentali sono, secondo Artistotele, l’unità di tempo e l’unità di azione.

Il mezzo della tragedia sono “la pietà e la paura”, mentre il suo fine è la catarsi delle emozioni, delle passioni.

La composizione della Tragedia

  1. Prologo (non sempre presente, a scelta dell’autore);
  2. Parodo: canto d’ingresso del Coro, accompagnato da danza e dai musici. Il Coro poi si posiziona nell’orchestra;
  3. Stasimi: canti centrali, intermedi (dipendono dagliepisodi)
  4. Episodi: è in questi che avviene l’azione e la storia la avanti (la storia prosegue anche nelle narrazioni, lunghi racconti di episodi che non possono essere rappresentati)
  5. Esodo: canto finale del Coro

Il metro, nel canto, è il metro lirico, mentre nella recitazione viene adottato il trimetro giambico o il tetrametro trocaico.

All’interno dei vari episodi è possibile che la velocità cambi notevolmente. Inoltre, nella tragedia greca c’è una grande presenza di dialoghi (seppur serrati). Possono anche presentarsi delle particolarità:

  • La στιχομυϑία (stichomythìa) : battuta di un solo verso, accade quando i personaggi si suddividono i versi nel corso di un dialogo. Può anche succedere che un verso venga spezzato, e quindi suddiviso tra più personaggi. In quel caso di parla di ἀντιλαβή (antilabè);
  • La ῥῆσις (rhèsis): si tratta di un vero e proprio monologo, la narrazione di un solo personaggio
  • La μονῳδία (monodìa) si ha quando un attore canta in metri lirici anziché recitare. Talvolta avviene un duetto tra il coro e l’attore (κομμός, kommòs) oppure tra due attori (ἀμοιβαῖος,amoibaios).

La tragedia deve dunque presentare caratteri nobili e adatti (all’occasione, al contesto, al pubblico). Deve inoltre attenersi alla verosomiglianza e alla coerenza. Va dunque ricercato il necessario e il verosimile.

Rapporti tra epica e tragedia

Escluse alcune tragedie storiche (come I persiani di Eschilo), dove l’episodio storico è quasi considerato un mito, quello che accomuna epica e tragedia sono i contenuti. Anche Platone sottolinea il legame tra i due generi, mentre Isocrate mette l’accento sulla fruizione della tragedia. La grande ed evidente differenza è quindi la rappresentazione.

Ma è l’elemento tragico quello che realmente contraddistingue la tragedia: il suo presupposto (come affermato da Goethe) è la presenza di un conflitto inconciliabile. L’uomo quindi assume ora la consapevolezza di questi conflitti, tanto da dare vita a un nuovo genere letterario. Probabilmente il più grande conflitto rappresentato (e il più grande conflitto dell’uomo in generale) è quello della libertà contro la necessità.

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