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18app: l’altalena tra sì e no

Dagli studenti, per gli studenti

18app: l’altalena tra sì e no

24/11/2018 Uncategorized 0

È di pochi giorni fa la polemica nata tra il ministro Bonisoli e l’opposizione in Parlamento sul bonus di 500 euro per i neo-diciottenni. Il Ministro aveva inizialmente promesso di rinnovare l’erogazione del bonus per almeno due anni. Qualche giorno fa invece ha annunciato che sarebbe stato sostituito da una somma di denaro minore (- 35 milioni di euro sul budget totale previsto inizialmente). Sui social si è scatenata la protesta ed è anche nata una petizione, su iniziativa dei giovani del Partito Democratico, che ha portato in poche ore al raggiungimento di oltre 17.000 firme. Il risultato è stato determinante per spingere il Ministro a ripristinare il cosiddetto “Bonus Renzi” per la cultura.

Al di là di quello che è successo, fin dalla sua introduzione, questo bonus è stato oggetto di un acceso dibattito. Questi soldi possono davvero contribuire ad innalzare l’interesse dei giovani per la cultura?

Il panorama attuale del nostro sistema di istruzione vede dei risultati negativi: in una classifica Ocse che analizza le competenze scientifiche e di lettura, l’Italia si è classificata 34esima su 70 paesi presi in considerazione. Sicuramente si tratta di un risultato non soddisfacente.

Come vengono spesi i soldi del Bonus?

Alcuni giovani, non contenti di usare il denaro distribuito per attività culturali e libri, nel giro di poche ore hanno addirittura venduto il proprio buono online in cambio di contanti, in modo da poterli spendere in altro modo.

Molti altri sono stati spinti dal costo ingente dei testi scolastici ed universitari a spendere il proprio buono interamente o per la maggior parte per coprire tale spesa, cosa utile senza dubbio, ma forse un po’ meno efficace dal punto di vista della cultura in senso più ampio, inteso come esperienza (teatro, musica, cinema…).

Alcuni sostengono che lo Stato dovrebbe garantire delle attività culturali gratuite e delle agevolazioni per tutti i giovani in modo più sistematico e non dipendente dall’età. In questo modo si potrebbe anche controllare come i fondi siano effettivamente impiegati e prevenire forme di truffe o abusi.

Insomma, è facile capire come il denaro distribuito a pioggia, senza un uso coscienzioso da parte di chi lo riceve, possa servire a ben poco. Non si può risollevare la cultura solo tramite questo strumento, che senza dubbio ha dei meriti.

È necessario che il sistema sia interamente orientato ad agevolare l’accesso alla cultura. Nell’epoca del digitale serve una piattaforma online con tutte le informazioni sulle agevolazioni culturali che possono interessare i giovani. L’occasione per migliorarsi e crescere deve essere gratuita e disponibile per tutti. Nel bilancio spesso lo sviluppo e la ricerca del sapere, la cultura (che genera turismo, tra l’altro) occupa una fetta troppo piccola. Anche dal punto di vista economico, maggiori investimenti porterebbero grandi benefici e una crescita sensibile del PIL. Quindi che controindicazioni si possono trovare? La cultura ci fa vivere, ma oggi tutti ci dicono che non è vero.

Bisogna partire dalla nostra mentalità e dal nostro approccio verso il mondo: mai perdere un’occasione per imparare, per apprezzare quello che ci ha preceduto e per immaginare il futuro.

 

Beatrice Cagliero (referente delle rubriche di Italiano, Latino e Greco)

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