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La Rivoluzione Bolscevica

Dagli studenti, per gli studenti

La Rivoluzione Bolscevica

19/04/2020 APPUNTI PIÙ DI 60 0
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LE PREMESSE

Negli anni precedenti la rivoluzione bolscevica, in Russia iniziò a diffondersi un malcontento popolare dovuto alla miseria in cui vivevano le masse, nonché alla sconfitta russa contro il Giappone. Un tale clima favorì la formazione del Partito operaio socialdemocratico russo (POSDR), di chiaro stampo marxista. Questo venne fondato a Misnk nel marzo 1898 e proponeva una modernizzazione della Russia al fine di approcciare il socialismo.

Nel corso del congresso del POSDR, svoltosi tra il luglio e l’agosto del 1903, vennero approvati il programma e lo statuto del partito. Se la votazione del programma registrò un voto quasi unanime, la discussione dello statuto portò a una scissione tra i sostenitori di Lenin e quelli di Martov. Infatti i due non condividevano la visione d’insieme del partito: Lenin lo intendeva come una forza composta da rivoluzionari, mentre per Martov era da considerare un’organizzazione di massa. Da questo contrasto vennero a formarsi due divisioni, quella dei bolscevichi (della maggioranza), sostenitori di Lenin, e quella dei menscevichi (la minoranza), seguaci di Martov.

Tra le premesse alla rivoluzione va ricordata la cosiddetta domenica di sangue, svoltasi il 22 gennaio 1905 e soprannominata così poiché durante quella giornata lo zar Nicola II ordinò di sparare a una folla di manifestanti che richiedeva un miglioramento delle condizioni proletarie. In seguito al massacro si verificò un’ondata di scioperi, la cui gestione era a carico dei soviet, forme di organizzazione operaia.

LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA

Gli anni successivi non fecero che accrescere il malcontento popolare, che raggiunse il culmine nel 1917. L’economia venne mandata in crisi per via dei diciassette milioni di soldati sottratti al lavoro agricolo che, dal canto loro, non ricevevano il sostentamento necessario. Allo stesso tempo, gli operai morivano di fame ed erano costretti a lavorare per un maggiore numero di ore con una riduzione dei salari di circa un terzo. Il crescente numero di scioperi che si andava registrando condusse alla Rivoluzione di Febbraio, in seguito alla quale lo zar fu costretto ad abdicare e  venne arrestato. Il potere venne consegnato nelle mani di un governo provvisorio borghese presieduto dal principe L’vov e sostenuto dai menscevichi, dai socialisti rivoluzionari e dal partito dei cadetti.

Il nuovo governo garantì sin da subito la permanenza della Russia in guerra a fianco dell’Intesa. Ciò, insieme all’esistenza dei soviet, contribuì a indebolire il suo potere.

LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Inizialmente le posizioni del governo vennero condivise anche dai bolscevichi, ma con il ritorno di Lenin dall’esilio la loro posizione mutò. In particolare, con le sue Tesi d’Aprile, Lenin incitò le masse a trasformare la rivoluzione borghese in una rivoluzione comunista.

La rivoluzione scoppiò tra il 24 e il 25 ottobre 1917 con l’assalto del palazzo d’inverno da parte degli insorti e l’arresto dei ministri. Il potere venne consegnato interamente ai soviet e venne instaurato il nuovo Stato Sovietico. Il giorno seguente vennero promulgati i decreti sulla terra e sulla pace, che vedevano una redistribuzione dei terreni ai contadini e un appello ai popoli in guerra per raggiungere una pace senza annessioni.

Nel 1918 venne firmato il trattato di Brest-Litovsk, con il quale vennero concluse le trattative della Russia per uscire dalla guerra. La Russia fu costretta a condizioni sfavorevoli: dovette concedere l’indipendenza all’Ucraina, nonché cedere un vasto numero di territori.

LA GUERRA CIVILE

Uscita dal conflitto mondiale, la Russia fu teatro di una guerra civile che andò avanti fino al 1922 e che vide contrapporsi i “bianchi” (sostenitori dello zar e eserciti stranieri) all’Armata Rossa, allestita da Trockij.

Il 17 luglio 1918 i bolscevichi decisero di giustiziare lo zar Nicola II e la sua famiglia, poiché i bianchi minacciavano di impadronirsi di Ekaterinburg, città dove erano tenuti prigionieri. In seguito, fu proclamata la repubblica socialista federativa sovietica russa con Mosca capitale.

Negli anni della guerra civile si instaurò il cosiddetto “comunismo di guerra”: i bolscevichi dovettero fronteggiare una gravissima crisi economica e sociale, alla quale reagirono ponendo l’intera economia sotto il controllo dello stato. Inoltre, Lenin si vide costretto a ordinare la requisizione del grano ai contadini a causa dell’assenza di sostentamenti e al fine di contenere le difficoltà economiche. Ciò causò l’opposizione di alcuni settori della società. Il caso più celebre fu l’ammutinamento di alcuni marinai della base navale dell’isola di Kronštadt il 2 marzo 1921. Gli insorti vennero deportati o fucilati senza processo per ordine di Lenin e Trockij.

NEP E TERZA INTERNAZIONALE

Con la fine della guerra civile, nel 1922, cambiò la situazione economica: con l’abbandono del comunismo di guerra in virtù della NEP (nuova politica economica) si verificò una grande crescita economica. I punti fondamentali di questa politica erano la liberalizzazione della piccola produzione e del commercio e il rispetto verso le tradizioni rurali. Essa permise anche il reinserimento della Russia nel sistema internazionale, favorendone gli scambi commerciali e le relazioni internazionali.

Dopo il fallimento della seconda internazionale per via del sostegno dei partiti socialisti all’ingresso in guerra, lo Stato sovietico e il partito bolscevico si scontrarono con la necessità di avere un organo di coordinamento che potesse guidare i partiti comunisti in Occidente. Infatti, per permettere alla Russia bolscevica di sopravvivere, Lenin era convinto che la rivoluzione andasse allargata; pensava inoltre che la rivoluzione in Europa sarebbe stata imminente. Nel marzo del 1919 fu così fondata a Mosca la Terza Internazionale, o Internazionale comunista (Comintern). Per essere ammessi al Comintern era di fatto necessario aderire in toto al modello bolscevico. Ciò causò profonde spaccature nelle sinistre europee: in numerosi paesi, tra cui in Italia, tra il 1918 e il 1921 i partiti comunisti si separarono da quelli socialdemocratici e socialisti.

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