fbpx

Referendum: quali sono e come si vota

Dagli studenti, per gli studenti

Referendum: quali sono e come si vota

01/05/2020 RISORSE 0
piudisei_referendum

A breve si terrà il referendum sul taglio dei parlamentari e i cittadini italiani saranno chiamati alle urne. Chi potrà votare e cosa? In altre parole, come funziona un referendum? In questo articolo spieghino i tipi di referendum previsti dalla Costituzione italiana e le modalità con cui si svolgono.

CHE COS’È UN REFERENDUM?

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta: permette ai cittadini di esprimere direttamente la propria opinione su una norma, un atto o una decisione senza la mediazione del Parlamento. Nello specifico, i cittadini sono chiamati a rispondere “sì” o “no” ad un quesito preciso.  Si tratta di un istituto giuridico previsto da più Paesi che permette di intervenire in circostanze differenti.

Ne esistono pertanto diverse tipologie: consultivo, confermativo, abrogativo e propositivo. La Costituzione Italiana prevede l’abrogativo per le leggi ordinarie (art. 75); il confermativo per le leggi di revisione costituzionale (art. 138), e forme di referendum consultivi (articoli 132 e 133).

REFERENDUM ABROGATIVO

L’abrogazione di una legge è la cessazione della sua efficacia. Il referendum popolare di tipo abrogativo, quindi, permette ai cittadini di esprimersi sulla possibilità di abrogare o meno una legge esistente. La nostra Costituzione prevede infatti che soltanto il Parlamento possa introdurre una nuova legge o modificarne una esistente: l’elettorato può soltanto privarla della sua efficacia tramite il referendum.

Per quali leggi può essere richiesto?

Il referendum abrogativo è previsto dall’art. 75 della Costituzione italiana, che stabilisce che gli elettori possano esprimersi “per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”. L’articolo fa cioè riferimento sia alle leggi approvate dal Parlamento secondo la procedura ordinaria sia ai decreti legge e ai decreti legislativi. Non tutte le leggi, però, possono essere sottoposte a questo procedimento: esso non è ammesso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Chi può richiederlo?

La Costituzione prevede che un referendum possa essere richiesto da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali. Nel primo caso, le firme degli elettori devono essere raccolte entro 90 giorni e depositate presso la Corte di Cassazione, che verifica che la procedura sia stata svolta secondo le disposizioni di legge e che le firme siano valide. Interviene ora la Corte Costituzionale, che ne approva la costituzionalità verificando che rispetti l’art. 75. 

Il referendum, dunque, passa attraverso due verifiche di legittimità: la Corte di Cassazione conferma la validità procedura d’iniziativa (numero sufficiente di firme raccolto nell’arco di tempo stabilito, ecc.), mentre la Corte Costituzionale entra nel merito del quesito referendario. Una volta che questi due organi hanno approvato l’ammissibilità del referendum, il Presidente della Repubblica stabilisce la data in cui si terrà.

Come si vota?

Hanno diritto al voto tutti i cittadini che hanno compiuto 18 anni di età. Il giorno del referendum, i cittadini si recano presso i seggi elettorali predisposti dal Comune di residenza con la tessera elettorale e un documento di identità valido. Qui firmano la presenza, ricevono la scheda con il quesito e votano nelle cabine elettorali.

Alla domanda posta sulla scheda si può rispondere segnando la casella “sì” o “no”, a seconda che vogliano che la legge sia abrogata o meno. Dopo la chiusura delle urne iniziano gli scrutini per determinare l’esito della votazione. Le schede bianche o nulle vengono conteggiate solo per calcolare il numero dei votanti.

Il numero di elettori necessario perché una votazione sia valida è detto quorum: un referendum è valido se si reca alle alle urne il 50%+1 degli aventi diritto al voto (serve cioè un quorum di maggioranza assoluta). La votazione invece passa se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (maggioranza semplice).

REFERENDUM COSTITUZIONALE

Il referendum costituzionale è un tipo di referendum confermativo che viene indetto nell’ambito delle leggi costituzionali. Le leggi costituzionali o di revisione costituzionale, infatti, per poter entrare in vigore devono essere approvate tramite due deliberazioni delle Camere a distanza non inferiore di tre mesi; di queste, la seconda votazione richiede la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera per essere valida. 

A questo punto, se nella seconda deliberazione entrambe le Camere hanno votato con una maggioranza qualificata dei ⅔, la legge viene promulgata dal Presidente della Repubblica ed entra in vigore. Se però questo non accade, la legge non può entrare in vigore: viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entro 3 mesi può essere richiesto un referendum costituzionale.

In che cosa si differenzia dal referendum abrogativo?

L’articolo 138 della Costituzione prevede che il referendum costituzionale possa essere richiesto da ⅕ dei membri di una Camera oppure, come il referendum abrogativo, da 500.000 elettori o 5 Consigli regionali. 

Le sue modalità di svolgimento sono le stesse dell’abrogativo, ma in questo caso non è richiesto il quorum per la validità: la legge viene promulgata se è approvata dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal numero di votanti.

Elena Catalanotto 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *