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Ludwig Feuerbach: pensiero e opere

Dagli studenti, per gli studenti

Ludwig Feuerbach: pensiero e opere

03/05/2020 PIÙ DI 60 0
ludwig feuerbach

Per introdurre il pensiero di Feuerbach, bisogna partire dal panorama filosofico che segue la morte di Hegel (1831). In seguito ad una polemica scoppiata intorno alla “Vita di Gesù” di Strauss (1835), i suoi seguaci si divisero in due distinte correnti, note come la “destra” e la “sinistra” hegeliana. Oltre che una distanza ideologica, che si concentra soprattutto sul problema del rapporto tra l’hegelismo e il cristianesimo, si tratta anche di una distanza generazionale tra i “vecchi conservatori” della destra e i “giovani progressisti” della sinistra.

La controversia religiosa

Inizialmente, il fronte della battaglia si svolge in terreno religioso ed è costituita dal problema del rapporto tra l’hegelismo e il cristianesimo.

  1. La sinistra hegeliana afferma la perfetta conciliabilità tra la filosofia di Hegel e il cristianesimo tanto che la prima costituisce una perfetta giustificazione del secondo, questo riflette la convinzione della conciliazione assoluta tra fede e ragione.
  2. La destra hegeliana mette in evidenza le differenze specifiche tra la filosofia di Hegel e il cristianesimo, adottando un atteggiamento critico nei confronti della religione e affermando la superiorità della filosofia.
La controversia politica

L’iniziale controversia religiosa si traduce più tardi in termini politici, che riguardano il problema del rapporto con l’autorità costituita (in quel caso, dello Stato prussiano).

  1. La sinistra hegeliana è incline ad una pacifica apologia dell’esistente = tende a vedere nello Stato prussiano un’incarnazione della ragione universale (ovvero ciò che è reale è razionale)
  2. La destra hegeliana è incline ad una posizione meno giustificazionista = ritiene che la razionalità non sia un presupposto, ma un programma da realizzare (ovvero ciò che è reale deve diventare razionale)
Alcuni autori

Tra gli autori della destra hegeliana, possiamo citare Göschen, Conradi e Gabler. Tutti e tre si occupano di applicare la filosofia di Hegel a specifiche questioni religiose, tentando di darne una fondazione speculativa.

Tra gli autori della sinistra hegeliana, troviamo invece Bauer, Ruge, Strauss e Feuerbach. Il primo, dopo una prima fase nella destra hegeliana, si converte alla sinistra hegeliana approdando ad un ateismo radicale, tanto da dichiarare la totale inconciliabilità tra hegelismo e religione. Il secondo è il fondatore degli “Annali di Halle” (1838) che presto divengono l’organo della sinistra hegeliana (in opposizione agli “Annali berlinesi” della destra). 

È proprio la pubblicazione della “Vita di Gesù” (1835) di Strauss che provoca la frattura all’interno dell’hegelismo e la nascita della sinistra hegeliana. In questo scritto, Strauss nega l’assolutezza della religione cristiana, la declassa a semplice mito e si serve della filosofia per discernere ciò che del cristianesimo deve essere accettato o rifiutato.

LUDWIG ANDREAS FEUERBACH (1804 – 1872)

Il passaggio decisivo dal progetto critico della sinistra hegeliana ad un vero e proprio rovesciamento filosofico del sistema di Hegel viene tentato da Ludwig Andreas Feuerbach (1804 – 1872). Il suo obiettivo è quello di capovolgere ogni pretesa di assolutezza dell’hegelismo facendo non dello “spirito”, ma dell’uomo l’oggetto principale della filosofia. Questo progetto culmina ne “L’essenza del cristianesimo” (1841), nel quale intende smascherare l’illusorietà del cristianesimo attraverso un’interpretazione in chiave psicologica dei meccanismi che regolano questa illusione.

La proiezione dell’umano nel divino

Per Feuerbach, gli uomini credono che Dio sia un’essenza divina distinta e trascendente rispetto all’essenza umana, mentre in realtà l’essenza divina e quella umana coincidono, sono un tutt’uno. Infatti, sono gli stessi uomini a produrre l’idea di un essere altro da sé, sussistente e autonomo, oggetto di culto, proiettando le qualità umane, purificate dalle limitazioni e rese assolute, infinite, obiettive.

Questa antica separazione tra l’essere umano e l’essere divino non costituisce la vera essenza della religione, essa consiste nella loro identità. Per questo l’autentico fondamento della teologia è l’antropologia, e da essa trae il proprio oggetto. Questa a sua volta si fonda sulla differenza fondamentale tra: 

  1. La bestia, che ha consapevolezza di sé solo come individuo
  2. L’uomo, che ha consapevolezza di sé anche come genere 

La coscienza di sé come genere consente di superare il limite dell’individualità, e porta a pensare a se stessi come altro da sé. Questo permette all’uomo di “creare” un Dio, un soggetto trascendente che gli si contrappone. Ma in realtà ciò che l’uomo crea è solo un’oggettivazione della propria essenza. Dio è solo la personificazione dell’uomo in quanto genere, la religione non è altro che questo movimento di proiezione dell’umano nel divino.

Il concetto di alienazione

Qui entra in gioco il concetto hegeliano di “alienazione”, ma esso viene rovesciato. Non si tratta più di oggettivazione dello spirito assoluto che si manifesta dialetticamente in una forma estraniata. Essa diventa per Feuerbach  l’estraniazione dell’uomo in Dio. Questa estraniazione è dovuta ad uno sdoppiamento dell’uomo in se stesso, il che lo porta ad oggettivarsi fuori di sé. Dunque, la coscienza che l’uomo ha di Dio coincide con l’autocoscienza che egli ha del suo proprio essere.

  • La religione è “il solenne disvelarsi dei tesori nascosti dell’uomo”, la prima forma di autocoscienza, l’infanzia dell’umanità. Ma oltre questa infanzia, la religione non può andare, a costo di perdere tutta la propria efficacia.
  • La filosofia ha il compito di dimostrare che l’opposizione tra il divino e l’umano è assolutamente illusoria, che essa consiste unicamente nella distinzione tra l’essenza dell’umanità (come genere) e dell’uomo come individuo, e che l’oggetto del cristianesimo è dunque assolutamente umano

A causa dell’alienazione (il trasferimento delle caratteristiche umane oggettivate su Dio), per Feuerbach Dio ha una natura unicamente “negativa”. Non è reale in sé, ma è solo un’idea su cui l’uomo trasferisce sé stesso, estraniandosi. Allora, a questo atto di estraniazione deve seguire un atto di riappropriazione: ciò che è stato proiettato al di fuori dell’uomo deve tornare a ristabilirsi all’interno dell’uomo, l’uomo deve divenire Dio a sé stesso.

La nuova centralità della sensibilità

In alcuni scritti successivi – “L’essenza della religione” (1845) e “Principi delle filosofia dell’avvenire” (1843)” – Feuerbach evidenzia come sia fondamentale rivendicare il primato assoluto della realtà sensibile come fondamento e matrice di tutte le espressioni spirituali dell’umanità (tra cui la religione stessa). Il nuovo punto di partenza per spiegare il fenomeno religioso npn è più l’autocoscienza dell’uomo ma la sua stessa natura sensibile, il sentimento di dipendenza dell’uomo rispetto alla propria natura. L’essenza dell’umanità risiede nei suoi bisogni naturali: “l’uomo è ciò che mangia”.

La sensibilità di Feuerbach non si limita però agli aspetti sensoriali o fisiologici dell’uomo: essa comprende anche la sfera interiore dei sentimenti e della conoscenza. La forma superiore di questa sensibilità è l’amore, il rapporto tra l’io individuale e il tu individuale. 

Il genere umano è legato da questi interni rapporti d’amore, ma fino ad ora sono stati proiettati nell’amore di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio. Ora, bisogna strappare il concetto di amore da ogni fondamento teologico e rifondare l’umanesimo su una base rigorosamente atea.

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