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Auguste Comte e il Positivismo

Dagli studenti, per gli studenti

Auguste Comte e il Positivismo

20/11/2020 APPUNTI 0
IL PROGETTO POSITIVISTA

Il positivismo è una nuova corrente di pensiero che si diffonde in Europa a partire dall’inizio dell’800, in seguito alla crescente esigenza di una riorganizzazione della nascente società industriale. La ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico hanno prodotto grandi ricadute in campo economico, sociale e politico. Esse devono essere organizzate con un doppio obiettivo: accertare le leggi del processo storico in atto e controllare l’evoluzione dei fattori del progresso della cultura e della società.

Per portare a termine questo progetto nasce l’esigenza di una filosofia “positiva”. Il termine “positivo” indica ciò che è “concreto” e “reale” in quanto accade sotto la nostra esperienza e può essere scoperto tramite una logica rivolta ai dati empirici. La nuova filosofia deve attenersi esclusivamente alla realtà contingente, ai fatti e alle loro relazioni, rifiutando ogni finalismo e ogni ricerca delle essenze. Il metodo sperimentale, nella nuova corrente del positivismo, diventa quindi l’unico strumento in grado di produrre una conoscenza reale. Il modello di razionalità delle scienze naturali diventa invece il canone a cui sottomettere tutti i campi del sapere.

Forse, proprio per la sua costante volontà di riduzione di tutti i problemi ad un naturalismo scientista e per la concezione della scienza come un orizzonte totalizzante del sapere e della vita, la nuova filosofia finirà per mostrare i propri limiti. Il rischio costante del positivismo è di trasformare la scienza da istanza critica del sapere umano ad una nuova ideologia sociale, dopo ritorna il finalismo (che si voleva eliminare) nella forma di un inarrestabile progresso.

ALCUNI ESPONENTI DEL POSITIVISMO IN EUROPA

Prima di analizzare il pensiero di Auguste Comte, il più importante esponente della nuova corrente del positivismo, sarà utile fare due ulteriori passi. Da un lato, vedere l’opera di altri autori che hanno contribuito alla diffusione della nuova corrente di pensiero in Europa. Dall’altro, notare le varie forme che essa ha assunto a seconda dell’ambiente culturale dei diversi paesi. Partiamo dalla seconda questione e prendiamo, a titolo esemplificativo, due nazioni che hanno recepito il positivismo in modo molto diverso:

  • In Germania, la nuova corrente del positivismo si è diffusa moltissimo. Probabilmente, la causa è la vicinanza con l’idealismo (di cui la Germania è patria): entrambi condividono l’esigenza di una visione unitaria del mondo e la pretesa totalizzante di farlo. Prendiamo per esempio Ernst Heinrich Haeckel, secondo cui ciò che ci permette di pervenire ad una comprensione unitaria dei processi vitali è la “legge biogenetica fondamentale”. Essa afferma che lo sviluppo individuale (o ontogenesi) è la ricapitolazione della storia evolutiva dell’intera specie (o filogenesi).
  • In Italia, il positivismo è stato un fenomeno piuttosto marginale. Fu accolto non tanto come un vero proprio sistema di pensiero ma piuttosto come un metodo di ricerca applicabile a diversi ambiti disciplinari. Nonostante ciò, possiamo rintracciare nell’Invito agli attori della filosofia (1857) di Carlo Cattaneo il manifesto del positivismo italiano.
JOHN STUART MILL (1806-1873)

Tuttavia, più che Haeckel o Cattaneo, un esponente fondamentale del positivismo (secondo solo a Comte) è sicuramente l’inglese John Stuart Mill (1806 – 1873). Egli è conosciuto anche nell’ambito della filosofia morale e politica come teorico dell’utilitarismo e dello Stato-minimo e come appassionato difensore delle libertà individuali e dell’importanza dell’autorealizzazione. Ma è l’opera Sistema di logica (1843) a consacrarlo a importante rappresentante della nuova filosofia. Possiamo idealmente dividere il saggio in due parti.

Le leggi della Logica

Nella prima parte, Mill definisce le leggi della logica, intesa come la disciplina che si occupa dei precetti del ragionamento valido. In altre parole, l’arte di stabilire se un’inferenza è stata ricavata in modo fondato. La sua è una logica dell’esperienza, che esclude ogni principio aprioristico e si fonda invece sulle generalizzazioni naturali che la psiche compie a partire dall’esperienza. In questo senso, secondo Mill l’errore principale della logica tradizionale risiede nell’aver presupposto l’esistenza di proposizioni universali. Per esempio, la premessa del sillogismo “tutti gli uomini sono mortali” non esprime una proprietà universale, ma è solo la generalizzazione di singoli casi osservati. Infatti è dall’aver visto che molte persone sono morte che è scaturita la convinzione che tutti gli individui sono mortali.

Da questo esempio possiamo dedurre come per Mill il fatto psicologico fondamentale che dà vita alla conoscenza sia l’induzione. Essa permette infatti di risalire dai singoli fenomeni alle relative leggi. Il solo criterio di validità di queste generalizzazioni logiche sarà la credenza nell’uniformità del corso della natura, che si basa sulla “legge di causazione”. Quest’ultima afferma che “ogni fatto che ha un inizio, ha una causa” e si compone di quattro metodi:

  1. Concordanza = se due o più casi di un fenomeno hanno una sola circostanza in comune, questa circostanza ne è la causa o l’effetto;
  2. Differenza = è causa o effetto di un fenomeno quell’unica circostanza che distingue due situazioni in cui il fenomeno una volta si verifica e un’altra no;
  3. Variazione concomitante = se due fenomeni variano sincronicamente, il primo è un effetto o una causa (diretta o indiretta) del secondo;
  4. Residui = individui l’effetto o causa di un fenomeno sottraendo, dall’insieme delle circostanze in cui un fenomeno si verifica, tutto ciò che (per precedenti induzioni) sappiamo già doversi attribuito ad altri fattori.
IL PROCESSO SCIENTIFICO

Lo scopo della scienza sarà allora quello di scoprire la legge di causazione che spiega e governa un certo fenomeno. Essa consente inoltre di determinare le condizioni necessarie per produrre fenomeni simili in futuro. In questo modo, il processo scientifico risulta diviso in tre diversi stadi:

  1. L’induzione, con cui si individua di volta in volta la causa singola che produce un dato fenomeno;
  2. La deduzione, con cui si scopre l’effetto prodotto da una qualsiasi combinazione di tali cause;
  3. La verifica, in cui si dimostra tramite l’osservazione, la concordanza dei ragionamenti con i dati dell’esperienza.
Il metodo applicato alla società

Nella seconda parte, Mill applica questo procedimento deduttivo-concreto anche alla scienza della società. Esso consentirebbe di cogliere le molteplici cause che determinano i fenomeni sociali e di controllare le conclusioni del ragionamento confrontandole con i fenomeni concreti. Ma il metodo ha un’applicazione limitata alle scienze della società. Essa infatti è un incrocio di fattori molto diversi tra loro, e questo rende difficile l’individuazione e la previsione certa delle loro cause. La politica, invece, ha bisogno di poche indicazioni per migliorare le condizioni di vita sociale e raggiungere il suo scopo, ovvero garantire il più alto grado di autorealizzazione. Mill è dunque un importante esponente della nuova corrente del positivismo. 

N.B. Qui Mill riprendere il principio benthamiano della massimizzazione della felicità. Egli intende però la felicità come la possibilità di formare liberamente il proprio io, attraverso un processo di maturazione culturale e spirituale.

AUGUSTE COMTE (1798 – 1857)
Introduzione: il progetto della “filosofia positiva”

Auguste Comte riteneva che la sua epoca fosse stata attraversata da due rivoluzioni radicali e strettamente intrecciate tra loro:

  1. La rivoluzione politica inglese e francese, che provocarono il crollo dell’assetto socio-politico di origine medievale. In esso una cultura teologica forniva la base di un regime economico feudale e di uno politico di tipo militare. Si creò così una nuova situazione politica tra crisi e nuovi ordinamenti;
  2. La rivoluzione industriale nata in Inghilterra e diffusasi in Europa, dalla quale emerge l’esigenza di ricostruire un ordine culturale e sociale. Esso doveva essere organico ai nuovi progressi della scienze e della tecnica. La rivoluzione comportò poi il ripensamento del nesso tra scienza e società nella forma di un sistema organico del sapere.

Il progetto di Comte sarà quello di rifondare questo sistema organico del sapere su una base non più teologica o metafisica, ma scientifica e politica. Questa intenzione è già tutta racchiusa nell’accezione che egli attribuisce al termine “filosofia positiva”. Con essa Comte intende “lo studio delle generalità delle diverse scienze, concepite come soggette ad un unico metodo, e come formanti le parti di un piano generale di ricerche”. L’ambizioso progetto del filosofo francese consiste dunque nell’assumere la conoscenza di tipo matematico-sperimentale come un orizzonte onnicomprensivo, una “maniera uniforme di ragionare”. All’interno di esso è possibile poi descrivere ed esaurire la realtà intera, nei suoi molteplici fattori.

L’impresa di Comte e la sua illimitata fiducia nelle capacità della scienza sono orientate da un forte interesse per il mondo sociale e politico. La scienza si contraddistingue per la sua capacità di costruire e preservare (1) l’ordine e (2) il progresso della società. Al di fuori dello “spirito positivo”, (1) l’ordine finirebbe in una deriva reazionaria e (2) il progresso rischierebbe di dissolversi in anarchia.  positivismo di Comte si configura dunque come un progetto politico fondato su un’analisi descrittiva e prescrittiva della società. La società è l’ambito più complesso e imprevedibile nel quale lo spirito scientifico è chiamato a dare l’ultima e più importante prova di sé.

La “legge dei tre stadi” 

La “maniera uniforme di ragionare” di cui la nuova corrente del positivismo è espressione massima non è una facoltà astratta uguale a sé stessa. Al contrario viene presentata da Comte come il più compiuto esito storico e sistematico della filosofia in quanto tale. In altre parole, il positivismo sarebbe la fase conclusiva di una secolare evoluzione dello spirito umano iniziata sin dall’Antichità e svoltasi secondo la “legge dei tre stadi”. Si tratta di una legge evolutiva interna che segna al contempo la dinamica naturale dello spirito umano, il carattere dominante delle epoche storiche e lo sviluppo storico delle singole scienze.

  1. Lo stadio teologico. La causa dei fenomeni nel primo stadio è cercata in potenze invisibili che assumono di volta in volta diverse forme. Nel feticismo queste potenze invisibili sono “l’anima” che ogni cosa ha dentro di sé. Sono invece una serie di entità immaginarie chiamate “dei” nel politeismo. Nel monoteismo, infine, sono un unico principio trascendente e assoluto. Con l’evolversi del monoteismo, che induce gli uomini a studiare la realtà come dipendente da un unico principio creatore, si passa progressivamente dallo stadio teologico cede a quello metafisico.
  2. Lo stadio metafisico. Nel secondo stadio la causa dei fenomeni è cercata in forze astratte. Si tratta di entità concepite dalla ragione umana come “inerenti ai diversi esseri del mondo” e capaci di generare tutti i fenomeni osservati. Alcuni esempi sono l’etere del sistema aristotelico-tolemaico o le affinità elettive tra gli elementi chimici. Ma sempre più la natura viene concepita come “una sola grande entità generale” governata da forze generali e astratte. Si smette così di cercare “l’origine e il fine dell’Universo e le cause intime dei fenomeni”. Ed è così che si passa dallo stadio metafisico a quello positivo.
  3. Lo stadio positivo. Nel terzo e ultimo stadio la causa dei fenomeni è cercata in leggi naturali invariabili. Esse sono “le relazioni invariabili di somiglianza e successione” tra i fenomeni “la cui scoperta precisa e la cui riduzione al minor numero possibile costituiscono lo scopo dei nostri sforzi”.
La classificazione delle scienze

La legge dei tre stadi costituisce un criterio fondamentale per una classificazione delle scienze. La loro esigenza nasce da (1) il rapido processo di specializzazione tecnico-scientifica accompagnata da una frantumazione del sapere e (2) la volontà di ripercorrere le diverse conoscenze acquisite dallo spirito umano nella storia, per vederne il grado di compimento e i compiti ancora da affrontare. Comte distingue il sapere in cinque scienze fondamentali, che vengono ordinate dalla più astratta e generale alla più specializzata e complessa. Questa classificazione coincide, da un lato, con l’ordine storico del loro sviluppo e, dall’altro, con l’ordine pedagogico con le quali devono essere apprese.

  1. L’astronomia è stata la prima scienza a raggiungere lo stadio positivo. Essa considera i fenomeni più generali, semplici e astratti.
  2. La fisica;
  3. La chimica;
  4. La fisiologia;
  5. La sociologia è l’unica tra le scienze a non aver ancora raggiunto lo stadio positivo. Essa considera i fenomeni più particolari, complessi e concreti.

P.S. La matematica e la logica vengono escluse dalla classificazione. La matematica (1) infatti è il presupposto e la base di ogni ricerca scientifico-positiva. La logica (2), invece, costituisce il metodo concretamente impiegato in ogni singola branca del sapere. La psicologia (3) non compare nella classificazione poiché è una scienza impossibile: l’autocoscienza dell’uomo non può rientrare in un sapere di tipo “soggettivo”. Secondo Comte “lo spirito umano può osservare direttamente tutti i fenomeni, eccetto i suoi propri”.

La nascita della sociologia

La sociologia occupa la posizione di vertice nella gerarchia della classificazione delle scienze. In quanto scienza della società, infatti, costituisce la conclusione e la sintesi di tutto il sapere umano e, di conseguenza, anche il contesto di riferimento cui tutte le conoscenze sono destinate. Perciò la sociologia (oltre ad occuparsi delle leggi riguardanti l’esistenza, l’organizzazione e lo sviluppo della società) fornisce sistematicità e organicità alle diverse altre scienze. Essa mostra inoltre che tutte quante sono finalizzate alla costruzione di una società veramente compiuta ed evoluta. Comte assegna alla sociologia lo stesso ruolo che la filosofia moderna aveva affidato alle scienze della natura. Essa consente cioè all’uomo il pieno controllo dei fenomeni che sono oggetto della sua osservazione. Questo significa che il fine ultimo della sociologia è di tipo non solo descrittivo ma anche prescrittivo.

In questo senso, la sociologia partecipa in una maniera sua propria al metodo che caratterizza le scienze quando entrano nella loro fase positiva. Esso corrisponde alla scoperta di leggi invariabili che connettono tra loro una molteplicità di fatti osservati. In sociologia questa invariabilità non significa che la società umana risponda sempre a regole immutabili ed eterne (anzi questa è piuttosto la concezione del pensiero teologico o metafisico). La filosofia positiva relativizza tutte quelle concezioni della società che pretendono di essere assolute e stabilisce il principio della mutazione storica. Le leggi della sociologia sono cioè leggi del mutamento storico (e proprio queste permettono di prevedere con certezza scientifica l’andamento della società).

“Statistica sociale” e “dinamica sociale”

Come succede nella biologia, per Comte anche la sociologia si può distinguere in una “statistica” sociale e una “dinamica” sociale.

  • La statistica sociale studia le leggi di organizzazione della società. Quest’ultima non nasce da patti stipulati artificialmente per garantire interessi individuali, ma è un “ordine spontaneo” che sempre sussiste in un corpo sociale. Anzitutto, la società è composta più che da individui da famiglie. La famiglia è un’unità sociale fin dall’inizio e costituisce il nucleo originario e fondamentale della società. Questo sia in senso biologico-riproduttivo sia in senso politico (è in essa l’uomo inizia a vivere con gli altri e per gli altri). Ma è solo nel passaggio dalla famiglia alla società organizzata che la socialità innata dell’uomo diventa “sentimento di cooperazione e solidarietà”. Da questi nasce quell’armonia spontanea che sussiste tra le parti dell’organismo sociale, il “consenso” rende possibile l’esistenza e la sopravvivenza della società.
  • La dinamica sociale si occupa dello sviluppo della società, ovvero, le forze, le condizioni e i tratti salienti dell’evoluzione sociale. In questo processo lo sviluppo della ragione svolge il ruolo di motore del progresso sociale. Quanto più gli uomini usano la ragione, tanto più non cercano spiegazioni trascendenti, cause originarie o principi primi. Essi si affidano invece all’osservazione di ciò che di fatto succede nella società. L’uomo e la società si spiegano solo in base a sé stessi. Solo a partire da sé stessi ì, quindi, possono affrontare le proprie crisi e risolvere i propri bisogni. La dinamica sociale dunque coincide con una vera e propria filosofia della storia. Essa ripercorre i tre stadi a livello sia sistematico sia storico, e culmina con il necessario ingresso trionfale nell’età positiva.
Gli ultimi sviluppi del pensiero di Comte

Per Comte, la società “positiva” deve essere governata da una nuova forma di regime politico: la “sociocrazia”. Si tratta di un sistema politico fondato sulla scienza (in particolare la sociologia).Esso ha l’obiettivo di eliminare gli elementi di conflitto tra gli individui, realizzando la piena solidarietà delle parti. In questo nuovo tipo di società la gerarchia sociale non può dipendere né da un diritto divino (come nel periodo teologico) né da una preminenza economica o di classe (come nel periodo metafisico). Ad esse deve essere sostituito il principio di una morale rigorosamente laica, immanentista e scientificamente fondata.

Potere temporale e potere spirituale

L’unica gerarchizzazione presente nella società è giustificata sulla base del principio secondo cui risulta sempre superiore ciò che è più generale (quindi esprime la razionalità) rispetto a ciò che è più particolare (quindi è parziale):

  • Il potere supremo di questo nuovo tipo di società è il potere spirituale. Esso è affidato a scienziati, filosofi e artisti (la “classe speculativa”). Il suo scopo è pedagogico e consiste nell’orientare le concezioni e i comportamenti umani in modo che perseguano il bene dell’intera umanità.
  • Distinto e subordinato al potere spirituale è il potere temporale. Esso è affidato a figure di tecnici (la “classe attiva”). Consiste nella guida delle strutture politiche e dei processi economici.

Tuttavia, nell’ultima parte della vita di Comte, si nota una deriva religiosa. Il progetto positivista assume in effetti i toni di una profezia religiosa e lo stile di una liturgia esoterica. Si tratta di fondare la società sotto la forma di una nuova Chiesa. Essa sarà espressione di una religione umanitarista, con dogmi, precetti morali, liturgie e sacramenti (sul modello esatto della Chiesa Cattolica).

Questa contraddizione, che per molti all’epoca fu uno scandalo e un passo indietro, è forse solo apparente. Se (secondo la legge dei tre stadi) il compimento dello spirito umano è raggiunto quando la scienza diviene il quadro di riferimento unico e onnicomprensivo dell’umanità, allora era facile che la nuova corrente del positivismo divenisse un nuovo dogmatismo che voleva porre la conoscenza scientifica come risolutrice di ogni problema.

Questo sviluppo religioso della filosofia positiva comporta una sempre maggiore generalizzazione delle individualità. Tutto ciò che è particolare o individuale (anche l’individualità del singolo uomo) perde progressivamente di importanza ed è destinato ad evolvere nel seno della generalità.

Benjamin