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Claude Monet: vita e opere

Dagli studenti, per gli studenti

Claude Monet: vita e opere

23/03/2021 Storia dell'arte 0
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Claude Monet è un pittore francese, il massimo esponente dell’Impressionismo. Sarà proprio una sua opera – Impressione, levar del sole – a dare il nome alla corrente della seconda metà dell’Ottocento.

Monet, impressionista puro, è sicuramente il pittore più prolifico e coerente del movimento. Il suo stile non uscirà mai dai confini di questa corrente, e anzi le sue opere saranno proprio figlie di una ricerca approfondita in merito alla protagonista dell’Impressionismo: la luce.

Proveniente da una formazione composita e a contatto con varie importanti personalità della propria epoca, Monet trarrà ispirazione e insegnamenti da numerosi artisti e personalità influenti.

Alla base della pittura di Monet c’è una visione filosofica: mediante lo studio della luce (come sarà estremamente visibile nelle serie che realizzerà), egli intende ritrarre la natura così com’è, e quindi in perenne mutamento. Ritrarre lo stesso soggetto non significa riproporre lo stesso dipinto, poiché, grazie alla luce, alle ombre e agli agenti atmosferici, la veduta restituita agli occhi dell’artista sarà sempre nuova e diversa. Monet rappresenta così l’essenza della natura.

BIOGRAFIA

Claude Monet nasce a Parigi nel 1840 e a soli cinque anni si trasferisce con la famiglia a Le Havre. A quindici anni si avvicina al disegno, realizzando delle caricature che ritraggono gli abitanti della città. Inizia così una passione che diverrà sempre più forte e che lo avvicinerà pian piano al mondo della pittura, sino a conoscere un allievo di Jacques-Louis David, Jacques François Ochard. Ochard permetterà al futuro artista di acquisire le basi del disegno e della pittura. Monet conoscerà anche il pittore Eugène Boudin, che diverrà il suo mentore e gli trasmetterà tutte le sue conoscenze in merito all’arte.

Nel 1857, dopo la morte della madre, Monet decide di tornare a Parigi per studiare all’Académie Suisse, dove conosce pittori come Eugène Delacroix, Gustave Courbet, Camille Pissarro ed il critico d’arte Charles Baudelaire. Tre anni dopo, Monet parte per Algeri, chiamato a prestare il servizio militare obbligatorio.

IL RIENTRO IN FRANCIA

Nel 1862 Monet è costretto a rientrare in Francia a causa di una malattia; qui continua a dedicarsi alla pittura, insieme al proprio mentore. Per permettere al giovane Monet di coltivare la propria arte, il padre decide di pagare un altro ragazzo per sostituire il figlio durante il servizio militare. Monet studia quindi nell’atelier di Charles Gleyre, ed entra in contatto con altri pittori come Pierre-Auguste Renoir.

Lo stile di Monet si perfeziona e si avvicina sempre più a quello che lo renderà il massimo esponente dell’Impressionismo. Ne è un esempio un’opera come La colazione sull’erba, ispirata all’omonimo quadro di Édouard Manet. Gradualmente, inoltre, Monet abbandona il realismo delle rappresentazioni per realizzare vedute en plein air (“all’aria aperta”), che perfeziona in un secondo momento nel proprio atelier.

Tuttavia, le opere impressioniste non vengono apprezzate a causa della loro novità e la prima mostra impressionista, organizzata nello studio del fotografo Nadar nel 1874, si rivela un fallimento. Nonostante l’ostilità della critica, Monet non abbandona il proprio stile e continua a dipingere. Nel 1889 gli viene concesso uno spazio presso la Galleria “Petit” di Parigi per una mostra personale e, grazie a questa occasione, ottiene il meritato successo, qualificandosi anche agli occhi della critica come uno dei più importanti artisti francesi dell’epoca. 

Monet continuerà a dipingere anche quando la cataratta lo renderà quasi cieco. Nel 1926, però, gli viene diagnosticato un carcinoma al polmone destro, a causa del quale perde la vita lo stesso anno.

OPERE

Impressione, levar del sole (1872)

Quest’opera risulta fondamentale per l’avvio della corrente dell’Impressionismo, che proprio da essa trae il proprio nome e ne fa il proprio manifesto. Nel 1874, viene esposta nello studio fotografico di Nadar, in occasione della prima mostra impressionista. Il Salone ufficiale, infatti, rifiutava gli artisti della corrente in quanto “fuori dagli schemi accademici”. La stessa opera di Monet Impressione: levar del sole viene paragonata dal critico d’arte Louis Leroy alla “carta da parati”.

Impressione, levar del sole venne dipinta en plein air: è la veduta del porto della città francese di Le Havre, osservato durante l’alba. Sono visibili alcune barche e sullo sfondo si avverte la frenesia della vita della città industriale, suggerita in lontananza dalle ciminiere che si scorgono tra la nebbia.

Tecnica e stile

La tecnica di realizzazione del quadro consiste nell’accostamento di pennellate veloci e distinte. I particolari della scena, quindi, sono sintetizzati e distinguibili solo grazie al contesto, poiché l’intera scena è realizzata con la stessa qualità pittorica delle onde.

Nello specifico, Monet accosta i colori senza ricorrere al chiaroscuro, in modo tale da suggerire le forme della realtà, poi ricomposte dall’attività visiva dello stesso osservatore. Coerentemente con i principi dell’Impressionismo puro, il pittore accosta colori puri creando contrasti di complementari e, evitando l’uso del nero, ricrea una situazione luminosa vicina alla visione della realtà.

Il dipinto è realizzato su tela bianca non preparata e tra una pennellata e l’altra è possibile intravedere il bianco della tela. Sullo sfondo le pennellate sono acquose e il colore si dilata, mentre il primo piano è costituito da tratti di colore corposo, materico e puro, che restituisce la sensazione delle onde quando riflettono e deformano gli oggetti che si specchiano dalla riva. L’idea della rifrazione della luce appassionerà moltissimo Monet, così come tutti gli altri impressionisti puri (in particolare Renoir). L’Impressionismo, infatti, è rappresentazione della luce e, di conseguenza, il soggetto più accattivante diventa la rifrazione luminosa sulla superficie dell’acqua.

Influenze

Impressione: levar del sole presenta una matrice romantica: Monet durante il suo soggiorno a Londra negli anni Settanta dell’Ottocento era rimasto affascinato dai paesaggisti inglesi del periodo precedente, in particolare da William Turner. Infatti, in quest’opera Monet utilizza una pennellata gestuale e libera, emulando la caratteristica del pittore inglese. Anche l’idea di rappresentare un peschereccio, uomini piccoli immersi nella natura, deriva dall’idea di sublime in Turner. Allo stesso modo richiama il pittore romantico la sintesi con cui Monet rappresenta il sole: è una macchia rotonda di pochissime pennellate arancio infuocato, che si contrappone al cielo e in generale al tono azzurro-grigio che domina l’opera (nel 1843 Turner produce la serie di opere Luce e colore: la teoria di Goethe ispirate al contrasto dei colori caldi e di quelli freddi basandosi sulla teoria del colore di Goethe).

La cattedrale di Rouen (1892 – 1894)

Ne La cattedrale di Rouen, Monet realizza una reiterazione del soggetto, non con il fine di produrre più copie e venderle, bensì con l’intento di analizzare e studiare il fenomeno transitorio della luce. Secondo l’artista, questa era un’opera d’arte unica, tant’è che nella sua visione le tele dovevano essere vendute in blocco.

Monet rappresenta l’architettura gotica in diverse condizioni di luce. Per realizzare ciò, il pittore affitta una stanza nell’albergo di fronte alla cattedrale, così da poterla osservare e rappresentare dallo stesso punto di vista durante diversi momenti della giornata e, di conseguenza, rendere diversi effetti luminosi. Monet usa una serie di cavalletti posti di fronte alla sua finestra e appena la luce varia cambia prontamente tela e colori, cercando di rincorrere il fuggente attimo luminoso.

La vera protagonista del dipinto diviene dunque la luce e non la cattedrale, la quale funge unicamente da “trappola”, rete in cui catturare colori e ombre. L’architettura gotica si rivela l’elemento più appropriato per osservare e studiare i cambiamenti visivi. Si noti poi che Monet non rappresenta la facciata nella sua interezza, ma taglia brutalmente pinnacoli e sommità.

Influenze

Durante il proprio soggiorno a Londra, Monet studia John Constable, da cui apprende l’approccio scientifico allo studio del variare della luce. Applicherà poi questo metodo nella realizzazione de La cattedrale di Rouen, studiando approfonditamente ogni ombra e colore e trascrivendo ogni aspetto luminoso. Una simile modalità di approccio al soggetto è riscontrabile nella serie di  venticinque opere I mucchi di fieno o I covoni.

Le ninfee (1897 – 1926)

La serie delle ninfee rappresenta l’opera che maggiormente racchiude lo studio, lo stile e la tecnica di Monet. L’artista inizia a lavorare a questo soggetto nel 1899, e lo porterà avanti sino alla fine della propria vita, nonostante la malattia che lo renderà quasi cieco.

Monet compra una casa a nord di Parigi e lì inizia a costruire il suo personale giardino giapponese. Ad esso riserverà estrema cura, fino a farlo diventare uno dei soggetti privilegiati dei suoi dipinti, proprio grazie alla famosa serie delle ninfee. Si tratta della sua serie più lunga, nonché quella a cui sono legati la celebrità di Monet e l’apprezzamento da parte del pubblico.

Il pittore, in particolare negli ultimi dipinti della serie, rivela un particolare rapporto con l’astrattismo: le ultime ninfee sono paragonabili alle opere di Jackson Pollock. Tuttavia, la degenerazione dello stile di Monet non è dovuta ad una scelta stilistica che lo allontana dall’Impressionismo: la si spiega piuttosto con la malattia agli occhi da cui il pittore è affetto. Monet rappresenta ciò che vede come lo vede, in virtù della propria visione storpiata dalla malattia. In altre parole, in questo processo – sebbene gli esiti siano molto lontani dallo spirito dall’Impressionismo – si rivela estremamente impressionista. Per Monet tale situazione è un dramma che lo porta ad usare molto materiale cromatico, a stenderlo con le dita; è un tentativo di aggrapparsi alla visione e alla vita che si traduce in arte astratta, senza volerlo.

L’opera all’Orangerie

Tra il 1897 e il 1900, Monet è impegnato nella sistemazione del padiglione parigino dell’Orangerie. Esso ha una forma ovale ed è su due livelli, il superiore dei quali viene completamente affidato a Monet: gli viene chiesto di riprodurre su pannelli curvi le sue caratteristiche ninfee, così che lo spettatore seduto al centro della stanza abbia l’impressione di trovarsi immerso nel suo giardino. L’opera di Monet all’Orangerie è l’ultima grande opera che realizza prima di diventare quasi cieco, il suo ultimo notevole sforzo.