L’ESPRESSIONISMO TRA AVANGUARDIA, INTROSPEZIONE E ANTI-MIMETISMO

Le Avanguardie

L’Espressionismo è la prima Avanguardia, ma cosa sono le Avanguardie? In ambito militare questo termine indica il drappello di soldati che avanza staccandosi delle milizie per sventare possibili imboscate. Quest’immagine rende bene ciò che muove le Avanguardie artistiche del Novecento: una volontà di distacco dal passato, già presente nelle Secessioni, tastando terreni nuovi per l’arte e la cultura. Una modalità di espressione inedita che rende l’arte oggetto di fruizione per le masse, in virtù della sua presenza in tutte le fasi della vita dell’essere umano. La volontà degli artisti appartenenti a queste correnti era quella di parlare a chiunque rompendo i vecchi canoni. Tuttavia, la massa non era pronta a questa operazione, così le Avanguardie di inizio Novecento, facendo spesso riferimento all’estetica del brutto, rimasero incomprese dai loro contemporanei. Vennero poi rivalutate grazie alla storicizzazione dell’arte che permise ai loro valori e alla loro funzione sociale di emergere.

Che cos’è l’Espressionismo

Se l’Impressionismo è un occhio che vede, l’Espressionismo è una bocca che grida: si passa da una dimensione mimetico-contemplativa a una tendenza emotiva, di proiezione del sé all’esterno, in cui la pittura viene intesa come espressione dell’anima. Gli artisti esasperano la loro visione emozionale della realtà, esaltando una percezione personale e pregna di emotività, drammatica; si contrappongono così all’oggettività dell’Impressionismo la cui analisi era incentrata principalmente sullo studio e sulla resa veritiera della luce. L’intento espressionista si traduce in opere dai colori estremamente forti, in alcuni casi acidi e volutamente fastidiosi, tonalità intense così come le linee che le contornano. L’arte non ricerca più una resa mimetica della realtà, ma diviene un linguaggio che si pone come intermediario tra l’artista e il mondo e in questo l’Espressionismo è molto vicino all’estetica romantica.

CORRENTI ED ESPONENTI DELL’ESPRESSIONISMO IN EUROPA

L’Espressionismo francese: i Fauves

Il Salon d’Automne, a Parigi, raccoglieva gli input delle nuove generazioni di artisti sostituendosi al Salone accademico ufficiale; quello del 1905 diede inizio all’Espressionismo francese. In una delle sale centrali vennero esposte le opere di un gruppo di autori privo dell’intento di rientrare in una determinata Avanguardia, ma mosso dalla volontà di superare i canoni imposti dell’Impressionismo. Questi artisti erano convinti che bisognasse rompere con il virtuosismo impressionista e con la lettura mimetica della realtà luminosa; attraverso la chiassosità dei colori esprimono la gioia di vivere con ascendenze nipponiche e simboliste.

Sembra che quando il critico d’arte Louis Vauxcelles entrò nella sala presso il Salon d’Automne vide una statua tradizionale con attorno i dipinti dalle tinte accese e violente, quindi esclamò: «Ecco Donatello tra le belve». Così questi artisti divennero il gruppo dei Fauves, dal francese “belve”: la corrente viene chiamata anche Fauvismo. I principali esponenti sono Henri Matisse, Andrè Derain e Maurice de Vlaminck.

Un’opera simbolo dell’Espressionismo francese è Gioia di vivere (1905-1906) di Matisse. Le figure rappresentate sono caratterizzate da una linea costruttiva molto marcata; si percepiscono influenze nipponiche e il contesto arcadico-pastorale fa emergere una dimensione ancora simbolista. La novità introdotta da Matisse risiede nell’uso del colore: la gioia di vivere viene resa attraverso il gioco di colori puri, squillanti e liberati dalla forma.

L’Espressionismo tedesco: Die Brücke

Nel 1905 a Dresda venne fondato il movimento Die Brücke (dal tedesco “il ponte”) che diede avvio all’Espressionismo tedesco. Il gruppo prende il nome da un passaggio dell’opera di Friedrich Nietzsche Così parlò Zarathustra in cui si pensa al potenziale umano come a un ponte verso un futuro perfetto. A differenza dell’Espressionismo francese, che celebra la voglia di vivere, quello tedesco parte da una forte polemica nei confronti della politica e della società e intende porsi come ponte, appunto, tra il vecchio e il nuovo. Ciò si configura in una tendenza espressionista e anti-naturalista in contrapposizione con i caratteri realisti. L’espressionismo tedesco guarda con polemica all’eccessiva urbanizzazione e alla conseguente inautenticità del rapporto tra essere umano e natura: nelle opere vengono utilizzate forme acuminate e fastidiose, i colori sono acidi e dai forti contrasti. L’intento diventa quello di muovere nei fruitori delle emozioni che portino al cambiamento della società.

I principali esponenti sono Paula Modersohn-Becker e Gabriele Münter per il primo Espressionismo, Ernst Ludwig Kirchner e Franz Marc. Un’opera simbolo dell’Espressionismo tedesco è Marzella (1909-1910) di Kirchner. Viene ritratta una ragazza nuda seduta su un letto, le mani le coprono il pube: si tratta di una piccola prostituta. Il tema della prostituzione è molto sentito da Kirchner, che lo affronterà più volte; si tratta di una delle massime espressioni della corruzione della società malata e ipocrita in cui l’essere umano si è ridotto a vivere. Lo sguardo della bambina, sotto a un trucco pesante, è fulminante a causa della consapevolezza e della stanchezza; i colori sono forti e innaturali, i contrasti netti causano un effetto stridente.

L’Espressionismo austriaco e la psicanalisi

Nel caso dell’Espressionismo austriaco non c’è un gruppo (organizzato o meno), ma si è di fronte a due individualità: Oskar Kokoschka ed Egon Schiele. La tendenza si sviluppa a Vienna con l’intento di distaccarsi dall’ampollosa dimensione raffinata, ricercata e decorativa della Secessione viennese (di cui l’esponente principale è Gustav Klimt, maestro di Schiele). Sia Kokoschka che Schiele vivono un forte tormento dell’animo e provengono da una preparazione simile, perciò la loro arte sfocia in opere dal carattere espressionista e introspettivo, ricco di pathos. Fanno riferimento a una dimensione personale e profonda legata all’inconscio e ai suoi aspetti nascosti – probabilmente questa necessità si nutre dell’influenza della psicanalisi di Sigmund Freud.

Un’opera simbolo di Kokoschka è La sposa del vento (1913-1914) dove si trova una lettura lirica fortemente espressionista resa attraverso una pittura spessa e molto pastosa, con elementi in rilievo che si staccano dal fondo; i colori sono freddi e fa da cornice una dimensione notturna retaggio del Romanticismo. Per quanto riguarda Schiele un’opera simbolo è L’abbraccio (1917) dove l’artista si ritrae insieme alla modella con la quale aveva una relazione. Si tratta di uno stravolgimento de Il bacio (1907-1907) di Klimt: qui l’intonazione è sessuale, la nudità veritiera e cruda, i profili di entrambi perduti. La linea è tagliente, penetrante, affilata.

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